SVILUPPO NORMALE O “PATOLOGICO”?


Lo sviluppo del bambino è un evento estremamente complesso ( vedi Sviluppo) tanto per i rapidi cambiamenti fisici quanto per i cambiamenti nella relazione con le figure di attaccamento; nel passare da una fase ad un'altra si presenta sempre una sorta di paura ad abbandonare lo stato precedente che è già conosciuto e quindi rassicurante quindi il passaggio appare sempre difficile (tanto per il bambino quanto per i genitori) e manifesta delle crisi. Queste sono naturali ma proprio per il fatto che sono momenti difficoltosi possono creare dei sintomi di disagio patologici che vanno guardati con attenzione; queste crisi sono quella dello svezzamento, quella dell’opposizione, quella edipica, quella logico-morale, e quella puberale.

 

 

Concetto di normalità e disagio

 

Innanzitutto è necessario considerare quanto sia puramente indicativo cercare di distinguere la normalità e la patologia nel momento in cui si vada a considerare un bambino; questi due stati non possono essere distinti e separati l’uno dall’altro in maniera rigida dato che nei primi anni di vita lo sviluppo normale è particolarmente rapido e tumultuoso e può creare normalmente delle difficoltà.

Ancora di più bisogna pensare che il bambino non può essere considerato al di fuori del rapporto con il suo ambiente (padre e madre in particolare); lo sviluppo avviene quindi su due versanti:

  • innanzitutto le spinte alla crescita del bambino stesso, quindi delle spinte “ interne”;
  • secondariamente le spinte alla crescita direzionate dall’ambiente e dalle relazioni che il bambino intrattiene con esso, quindi delle “costituenti esterne”;

tutto ciò rende difficile distinguere comportamenti patologici da comportamenti di adattamento adeguati ad una particolare situazione familiare (ad es.: l’eccessiva serietà e coscenziosità del bambino può essere adeguata se è costretto per qualche motivo a farsi carico dei genitori come a volte accade nelle separazioni ma può essere considerate  inadeguata nel momento in cui non sono presenti preoccupazioni causate dall’ambiente; in questo caso potrebbe diventare un sintomo di chiusura)

 

Lo sviluppo attraversa quindi diverse fasi ognuna delle quali è caratterizzata da momenti di passaggio che creano normalmente delle situazioni di disagio; le cosiddette crisi della crescita, attraversate da tutti più o meno in un'’età specifica,  all’'interno delle quali si manifestano altrettanto normalmente diversi sintomi.

Quello che è necessario considerare è se questi sintomi appaiono momentaneamente e quindi sono coerenti con il momento evolutivo del bambino e quindi destinati a scomparire con il superamento della fase di passaggio, oppure se persistono oltre il necessario e si manifestano in forma rigida, un pò come se il bambino non potesse più farne a meno anche se il momento della crisi è passato.

Si può così dire che ciò che crea la differenza fra sintomo normale e sintomo patologico sia la sua persistenza oltre la durata della crisi e la sua intensità.

 

Oltre a questi “stadi” dell’evoluzione il bambino attraversa altri momenti di passaggio legati al rapporto con l’'ambiente specifico di appartenenza come l'’inizio della scuola, la nascita di un fratello o sorella, separazioni e lutti, durante i quali possono emergere, come nel caso delle crisi evolutive, dei sintomi di disagio. Anche in questo caso le discriminanti fra normalità e disagio sono le stesse, persistenza ed intensità.

 

In conclusione il concetto di normalità per il bambino dovrebbe essere inteso come processo dinamico e come ricerca di equilibrio tra se stesso e l'’ambiente, tra le spinte alla crescita interne e quelle esterne, individuandolo quindi come una capacità di reazione per ritrovare un equilibrio precedentemente perso.

 

 

Stadi evolutivi e crisi corrispondenti

 

Nel bambino è sempre presente un forte conflitto tra il mantenersi ancorato al passato e la spinta biologica ad affrontare la fase successive;è in questi momenti che emerge la crisi. La crisi è il segnale del cambiamento e rappresenta la rottura di una struttura mentale che si era stabilizzata; arriva qualcosa di nuovo che va a destabilizzare il vecchio ordine e quindi significa che questa novità sta spingendo il bambino verso la crescita. Questo conflitto tra il vecchio ed il nuovo crea un naturale disagio che il bambino esprime tramite degli specifici sintomi intendendo questi ultimi come occasione per esprimere un disagio normale.

Le crisi dello sviluppo sono fondamentali per la costruzione della personalità; esse si sviluppano spesso sotto l’aspetto corporeo che è il principale mezzo di conoscenza del bambino piccolo (che non può ancora conoscere il mondo tramite il pensiero o il sentimento) in questo modo si crea una forma di acquisizione che si trasformerà poi in conoscenza intellettiva ed emotiva.

 

Da 0 ad 1 anno – allattamento - crisi dello svezzamento

è provocata dal passaggio dall’alimentazione liquida a quella solida; il significato è da cercare nella spinta a rendersi indipendente ed autonomo dalla madre per iniziare a relazionarsi con il mondo; questa situazione crea, tanto nella madre quanto nel figlio la paura di perdere l’altro e quindi angosce di abbandono.

Il mancato superamento di questa crisi può far sviluppare al bambino disturbi psicosomatici o del comportamento alimentare.

Con la nuova alimentazione solida il bambino impara che esistono altre cose oltre al latte e così facendo il rapporto con la madre che lo nutre si estende ed evolve; in questo modo impara che quella che sembra una perdita può rivelarsi come una conquista di qualcosa che prima non c’era e che ora egli, tramite l’alimentazione, può far entrare nel suo mondo. In questo modo scopre che oltre ad essere dei ricevitori passivi di alimentazione esiste la possibilità di procurarsi il cibo più attivamente, masticandolo per renderlo assimilabile.

 

Questa fase rappresenta una crisi anche per la madre che deve rinunciare alla forma più esclusiva di rapporto con il figlio (allattare al seno è un po’ come continuare ad avere il cordone ombelicale) e smuove nel suo profondo i vissuti relativi al suo stesso rapporto con la madre che la allattava.

 

La conclusione di questo stadio si può individuare nel momento in cui il bambino inizia a mettere i denti e quando comincia a gettare gli oggetti per gioco.

 

Sintomi naturali possono essere l’inappetenza ed una momentanea perdita di peso, pianti prolungati e monotoni, angoscia dell’estraneo, temporanei disturbi del sonno.

Sintomi patologici possono essere rappresentati da un generale e forte ritiro dalle relazioni con gli altri, forte inappetenza, blocco dell’attività motoria, gravi e persistenti disturbi del sonno, isolamento indicato da continui dondolamenti del capo e del corpo.

 

Da 1 a 3 anni – scoperta del mondo – crisi dell’opposizione

Questa è la fase del no, il bambino non accetta più le imposizioni dei familiari e diventa testardo ed oppositivo. In questo stadio dello sviluppo il bambino si oppone alle imposizioni degli adulti per riuscire ad affermare la propria individualità e l’autonomia delle sue scelte.

è in questo periodo che il bambino inizia a dire NO, IO, TU; tutto ciò indica che sta iniziando a sentirsi un soggetto separato dai genitori, la negazione non implica una uguaglianza ma piuttosto una differenza di vedute, IO la penso diversamente da TE, ora inizia a distinguere sé dagli altri e questo processo continuerà fino a consolidarsi definitivamente fra i tre ed i sei anni.

Dire no è un’attività che al bambino crea molta soddisfazione, quando si oppone aspetta con curiosità di vedere come l’altro reagirà.

è molto importante prendere i no per quello che sono senza arrabbiarsi troppo ma osservarla con tranquillità (a meno che non sia una opposizione antisociale che chiude ai rapporti con gli altri) dato che questo è il primo segno di affermazione di sé del bambino.

 

Sintomi naturali sono la testardaggine e l’aggressività oppure, al contrario, si chiude in se stesso e evita le relazioni.

Sintomi patologici sono invece un’aggressività persistente ed eccessiva, il possibile rifiuto di andare all’asilo, regressioni del linguaggio a livelli precedenti quelli raggiunti.

 

Da 3 a 6 anni – conoscenza del mondo – crisi edipica

Questo stadio segna il passaggio dall’ambiente familiare al mondo esterno, è questo il periodo in cui i bambini fanno conoscenza con l’ambiente scolastico e iniziano le dinamiche di separazione dai genitori.

Per quanto riguarda il rapporto con questi ultimi la relazione si consolida e nel bambino nasce la consapevolezza delle differenze sessuali (maschio come papà o femmina come mamma ), questa consapevolezza si sviluppa anche in concordanza con il controllo sfinterico e l’abbandono del pannolino. Ora il bambino distingue il suo corpo in diverse parti di cui può controllare il funzionamento ( educazione sfinterica) distingue lo sporco dal pulito ed inizia a capire ciò che può essere fatto e quello che non può essere fatto, conosce le prime regole ed inizia ad adeguarvisi ed è per questo che è pronto per inserirsi in un mondo sociale più ampio.

In questa fase si consolida anche il linguaggio ed aumenta la capacità comunicativa verbale.

La crisi di questo stadio dello sviluppo è la famosa crisi edipica; il bambino conclude la differenziazione dai genitori e sviluppa il desiderio di avere un rapporto privilegiato con il genitore dell’altro sesso, ora sa chi è e quali sono le differenze tra lui ed i genitori e tra mamma e papà; nello stesso tempo sviluppa sentimenti ambivalenti di ammirazione e contrapposizione nei confronti del genitore dello stesso sesso; in questo modo il bambino si identifica con le caratteristiche del suo sesso e prende la sua forma; questo porta al vissuto di separazione definitiva dalla coppia dei genitori, cosa che lo fa sentire bene visto che sta prendendo la sua forma ma che nello stesso tempo gli fa venire la paura di perdere, differenziandosene, le figure di riferimento.

 

Sintomi naturali di questo periodo sono rappresentati dall’ansia di separazione, da un possibile ritardo nel controllo degli sfinteri, possibili balbuzie momentanee, regressione parziale delle competenze di linguaggio acquisite, fobie verso animali che possono divorare, ansia di danneggiamento fisico, mangiarsi le unghie, masturbazione.

Sintomi patologici sono enuresi (incapacità a trattenere le urine) encopresi (incapacità a trattenere le feci) tic, balbuzie, fobie notturne e diurne che provocano un elevato livello di angoscia, rifiuto dell’inserimento scolastico, elevata frequenza di malattie.

 

Dai 6 ai 10 anni – scolarizzazione – crisi logico morale

In questi anni il bambino si inserisce nella scuola dell’obbligo, ed inizia a confrontarsi con le regole vere e proprie e con gli impegni scolastici che non sono più derogabili come nell’asilo; è in questo momento che esce dal suo egocentrismo e si rapporta con gli altri tenendo maggiormente conto del loro punto di vista, si sviluppa la coscienza morale ed i concetti di giusto e sbagliato; contemporaneamente diventa capace definitivamente di stabilire il proprio spazio mentale e quindi diviene capace di introspezione, diventa più chiuso ed inizia a sviluppare il senso di vergogna e della segretezza.

Riuscendo a mettersi da parte sviluppa lo spirito gregario e la capacità di integrarsi nel gruppo dei pari, questo è il periodo in cui preferisce i giochi condivisi e di squadra.

Perde mano a mano l’identificazione con i genitori e i nuovi modelli diventano i compagni e gli insegnanti.

Ora il bambino deve confrontare il codice morale imparato all’interno della famiglia con quello esterno, a partire dall’ambiente scolastico.

 

Sintomi normali sono un temporaneo rifiuto scolastico, iniziali difficoltà di apprendimento che passano dopo un pò, iniziali difficoltà nel relazionarsi con i compagni di scuola, tendenza all’ordine ed al pulito, iperattività oppure tendenza all’isolamento, atteggiamenti oppositivi verso i genitori e gli insegnanti.

Sintomi patologici possono essere un isolamento marcato dalle relazioni sociali, comportamento aggressivo e provocatorio verso gli insegnanti ed I genitori, forte ed improvvisa caduta del rendimento scolastico, ansia, fobie e depressione.

 

Da 11 ai 17 anni – prepubertà pubertà – crisi dell’adolescenza

Questo è uno stadio la cui durata può essere definita solo indicativamente, al suo interno avvengono alcuni dei principali cambiamenti fisici e psicologici di tutta la vita.

Ora il bambino entra in conflitto tra il suo sentirsi ancora piccolo da un lato e adulto dall’altro; questa fase è una specie di altalena fra regressione a vecchi modi più infantili di comportarsi e spinta verso atteggiamenti adulti e di sfida verso i genitori. Emergono massicciamente gli impulsi aggressivi che vengono utilizzati per separarsi dai genitori e gli impulsi sessuali che servono per spingersi verso l’altro. In questo periodo è possibile che il ragazzo oscilli fra un atteggiamento da intellettuale distaccatto ad un atteggiamento impusivo e deviante.

 

Sintomi normali possono essere la presenza di senso critico, in particolare verso i genitori, senso di insoddisfazione per il proprio aspetto fisico, una certa labilità dell’umore che porta ad alternarsi di alti e bassi, timidezza, tendenza ad agire senza riflettere.

Sintomi patologici sono invece il senso di rancore verso il mondo, variabilità dell’umore esagerata con picchi depressivi, tendenza a tenere comportamente pericolosi per sè e per gli altri, disturbi alimentari, uso di sostanze tossiche, depressione grave fino a raggiungere tentativi di suicidio, episodi di allucinazioni e deliri fuori dal senso di realtà, comportamenti ossessivo-compulsivi, problematicità della sfera sessuale.

 

 

In estrema sintesi questi sono i sintomi che si manifestano specificatamente all’interno delle principali tappe dello sviluppo del bambino. Tenendo conto di ciò possiamo iniziare a considerare una situazione di disagio patologico nel momento in cui i sintomi sopra descritti si manifestano rigidi e persistenti  oltre il tempo di risoluzione del periodo di crisi e nel momento in cui si nota un forte senso di disagio e vergogna verso di essi da parte del bambino.

Oltre a questo vanno considerati come possibile manifestazione di patologia quei sintomi che si manifestano fuori tempo rispetto al periodo evolutivo in cui dovrebbero evidenziarsi e che si dimostrano particolarmente durevoli.

 

Bibliografia

 

Marcelli, D., Psicopatologia del bambino, 1998, Masson, Milano

Montecchi, F., Abuso sui bambini; l’intervento a scuola., 2002, Franco Angeli, Milano

Vallorani, M.G., Fare i genitori, 2007, Armando, Roma


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