Chi è affetto dal disturbo paranoide si manifesta come diffidente e sospettoso interpretando in senso minaccioso le motivazioni altrui; questo modo di essere fa sentire il soggetto in perenne stato di allerta alla continua ricerca di significati malevoli e sconosciuti fino a farlo sentire vittima di qualche tipo di complotto.

Di conseguenza a questo modo di pensare e relazionarsi si sviluppa un forte bisogno di controllo e di ipervigilanza atti a sventare possibili minacce dap arte degli altri; questo senso di controllo non porta tanto all’evitamento delle situazioni che potrebbero provocare degli attacchi da  parte degli altri, quanto all’attacco preventivo nell’ottica del famoso detto secondo cui la miglior difesa è l’attacco.

Le relazioni sono improntate al distacco ed al sospetto e quindi non riescono ad essere vissute in  modo sereno; ogni gesto viene valutato ed analizzato per trovare le prove di eventuali tradimenti e nel momento in cui il soggetto riesce a lasciarsi andare nasce dentro di lui un forte livello di angoscia, infatti, ogni minimo particolare nell’atteggiamento altrui che gli è sfuggito rischia di farlo cadere in trappola.

 

Dinamiche

Alla base di questo tipo di comportamento esiste la tendenza a proiettare sugli altri le proprie caratteristiche negative; queste ultime se percepite come proprie risultano minacciose per il proprio equilibrio e provocherebbero un fortissimo conflitto all’interno della persona stessa e quindi un elevato livello di angoscia che farebbe perdere il controllo personale, onde evitare ciò vengono proiettate, cioè viste come caratteristiche degli altri (anche se non sono realmente presenti), perchè in questo modo è più semplice tenerle sotto controllo; il conflitto non è più interno al soggetto ma esterno e di conseguenza meno intenso e minaccioso. Questo comportamento si dimostra quindi come fondamentale alla sopravvivenza psichica ed è per questo che appare tanto rigido.

Un livello così elevato di proiezione è causato da una percezione di se stessi particolarmente scissa tra due polarità opposte; da un lato una parte di sè vista come onnipotente e trionfante, dall’altra una parte impotente ed umiliata da questa scissione nasce il pensiero continuo della minaccia di umiliazione da parte degli altri e da cui si difende attaccando.

In sintesi il tentativo è quello di difendere la propria parte debole dalle umiliazioni che gli altri potrebbero infliggere facendo notare le parti negative; come soluzione le parti cattive e negative vengono viste solo negli altri al fine di non far notare le propie nè all’altro nè, tantomeno, a se stessi.

In questo senso chi soffre di un disturbo paranoide soffre di paure superiori alla sua capacità di gestione; la personalità paranoide potrebbe essere intesa come una combinazione di paura e di vergogna anche se questi affetti sono sono talmente negati dal soggetto da non esserne consapevole e da proiettarli; al fondo di questi vissuti emotive sembra essere presente un forte senso di colpa a sua volta escluso dalla coscienza.

 

Origini

Sembra che chi soffre di disturbo paranoide abbia subito nell’infanzia gravi ferite al senso della propria efficacia personale.

Spesso i genitori presentano aspetti paranoidi e vengono descritti come adulti critici e punitive che provocavano vissuti di umiliazione nel figlio; spesso anaffettivi e manipolatori appaiono come figura minacciose che diventano esempio per figli che uniscono il concetto di potere con quello di anaffetività diventando ipercontrollanti ed aggressivi e ignorando gli aspetti di sè che provocano vergogna.


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