Le regolazioni degli stati di sonno e di veglia nei primi 3 anni di vita dipendono ampiamente dalla qualità del rapporto genitore bambino, in quanto normalmente le transizioni tra il sonno e la veglia dei bambini piccoli si connettono sia ai meccanismi omeostatici fisiologici che a quelli emotivi, affettivi e sociali. Se questa transizione non avviene in maniera sufficientemente rassicurante è possibile che si sviluppino dei disturbi; questi possono essere tanto dell’addormentamento quanto delle condotte durante il sonno (terrore notturno, incubi, sonnambulismo, apnee)

 

 Gradualmente, negli ultimi mesi del primo anno di vita, il genitore assume il ruolo di base sicura e l’andare a dormire attiva il sistema di attaccamento, in quanto tale momento rappresenta una separazione per entrambi (il genitore e il bambino) e i risvegli notturni possono costituire un’opportunità di riunione, di conforto e rassicurazione.

Inoltre, molti bambini, che alla fine del primo anno di vita hanno acquistato abilità cognitive e motorie più autonome, possono essere intensamente assorbiti dai desideri di esplorare e di scoprire l’ambiente e avere difficoltà a staccarsi da tutto ciò per andare a dormire. I fenomeni transizionali che fanno la loro comparsa nel primo anno di vita (accarezzare un batuffolo di lana o un angolo di coperta, tenere vicino un orsacchiotto, ecc) servono al bambino per mantenere un contatto con la madre e assumono una grandissima importanza al momento di andare a dormire, situazione questa che concretizza una separazione.

Durante il periodo in cui i bambini cominciano a muovere i primi passi, la frequenza dei problemi del sonno, includendo sia le difficoltà di avvio del sonno, sia i risvegli notturni, aumenta e oscilla tra il 15 e il 32%; inoltre le difficoltà del sonno persistono nel secondo e terzo anno di vita con valori dal 15 al 50%.

Si deve anche prevedere che un problema del sonno nel bambino possa variare nell’intensità e nella frequenza, ed è possibile distinguere:

  Turba evolutiva transitoria (di breve durata, meno di 1 mese, per una notte a settimana).

  Perturbazione (della durata da 1 a 3 mesi, per due-quattro notti).

  Disturbo (persiste per più di 3 mesi, per cinque-sette notti).

 

È possibile distinguere le alterazioni del sonno in condotte legate all’addormentamento e condotte patologiche che compaiono durante il sonno.

 

 Patologia dell’addormentamento

Questi disturbi sono normali, soprattutto fra i 2 ed i 6 anni. In questa età il bambino è in piena conquista del mondo e non accetta con facilità l’idea di addormentarsi, inoltre compaiono i primi sogni d’angoscia che contribuiscono a rendere l’addormento ancora più inquietante. Per andare a letto instaura dei rituali, richiede l’oggetto transizionale o una lucina accesa, oppure la classica fiaba. La fase dell’addormentamento è molto legata alla qualità del rapporto con i genitori.

  • Opposizione dell’andare a letto: il bambino si agita ed urla, dopo una lunga lotta col genitore crolla addormentato;
  • Rituali: sono frequenti tra i 3 ed i 6 anni, il bambino vuole la presenza di alcuni oggetti oppure che quelli presenti siano posti in una certa specifica posizione; queste manifestazioni manifestano il tentativo di controllare l’angoscia della separazione;
  • Fobia dell’andare a letto: spesso passa con una lucina accesa ma a volte si può trasformare in vero e proprio panico, il bambino può essere messo a letto solo dopo che si è già addormentato, appare di solito dopo incubi o fenomeni di terrore notturno;
  • Insonnia del primo anno, che può manifestarsi come insonnia comune, legata alle condizioni non favorevoli all’addormentamento o agli orari rigidi dei pasti, o come insonnia precoce severa che può essere agitata (il bambino smette di agitarsi solo per brevi momenti di sfinimento) o calma (resta ad occhi aperti,silenzioso ed apatico nel letto anche durante il giorno); l’insonnia precoce è molto rara.

 

Condotte patologiche durante il sonno

  • TERRORE NOTTURNO (PAVOR NOCTURNUS): Si tratta di un disturbo che si verifica a partire dai 2 anni ed è più frequente nei maschi. Ha delle componenti ereditarie. Il bambino si sveglia urlando, mostrandosi terrorizzato e agitato. Non riconosce chi gli sta intorno, neanche la madre, presenta sintomi neurovegetativi come tachicardia, sudorazione, aumento del tono muscolare. Non c’è ricordo di sogni e spesso è disorientato verso ciò che lo circonda. Da un punto di vista psicopatologico sembra legato all’emergere di una angoscia interna molto intensa e non elaborabile ed il suo persistere rischia di impedire al bambino di utilizzare il sonno per strutturare le difese normali della personalità riportandolo alla lunga a regressioni dello sviluppo.
  • INCUBI NOTTURNI: Sogni dal contenuto pauroso o angosciante, si presentano a partire dai 2 anni, sembra essere presente nel 30% dei bambini. Il bambino grida e chiama aiuto, il risveglio è associato a rapido ritorno della vigilanza. Compaiono nelle prime ore della notte. Gli incubi possono manifestarsi dopo accadimenti traumatici ed in questo caso rappresentano tentativi di elaborare un contenuto angosciante, nel momento in cui si ripete ogni notte e va oltre i sei anni può essere indicativo dell’emergere di un forte disagio interno.
  • DISTURBI DA MOVIMENTI RITMICI RIPETITIVI: Autocullarsi o battere la testa. Decrescono nei primi anni (scompaiono verso i 4 anni). Si tratta di strategie difensive precoci nei confronti dell’ansia dell’addormentamento.
  • SONNAMBULISMO: Stato di coscienza alterata in cui sono presenti fenomeni caratteristici del sonno e della veglia. Non c’è ricordo al risveglio. Si presenta durante il primo terzo del sonno notturno. Insorge fra i 4/6 anni e i 12/16 anni.

 

 

Altre patologie

 

Sindrome da apnea notturna

Comunissimo nell’infanzia. Si manifesta con un arresto della respirazione (involontaria) mentre il bambino sta dormendo. Le conseguenze di questo disturbo sono perdita cronica di sonno, e nei casi più gravi inibizione della secrezione dell’ormone della crescita.


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